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NGN: Reti virtuali, criticita’ reali
Stefano Quintarelli, gia’ da tempo, richiama l’attenzione sulla Next Generation Network (NGN), un grande progetto di ammodernamento dell’infrastruttura di comunicazione nazionale. Grande (almeno) 6,5 miliardi di Euro. Grande come il nostro futuro.
Analoghi progetti sono in fase piu’ o meno avanzata in tutti i principali paesi con cui e’ giusto confrontarsi. Giappone e Korea sono molto avanti, Svezia tiene il passo, UK e USA rischiano di perdere la leadership di un tempo. NGN e’ quindi una parola chiave a livello globale, e si parla anche di banda superlarga.
Scrive Quintarelli: Le grandi opere infrastrutturali ci accompagneranno per il resto della vita, nostra e dei nostri figli.
Il ponte sullo stretto di Messina, la TAV in val di Susa, la Variante di Valico della A1, sono stati tutti argomenti di discussione ampia, con trasmissioni dedicate in prima serata, dato il rilevante impatto che avranno sulla vita sociale ed economica del Paese.
Di un’altra grande opera infrastrutturale, che è fondamentale per il futuro della società e dell’economia, che ci accompagnerà per i prossimi 60 anni, invece, non si è parlato assolutamente. (si è parlato del suo proprietario, ma non dell’opera). E’ la cosidetta “rete di nuova generazione”.
La questione posta da Quintarelli e’: quali alternative sono al vaglio ? chi sceglie le tecnologie ? chi finanzia ? chi e’ in gara ? quali conseguenze sull’economia ? e sul paese civile ?
A parte forse le questioni piu’ tecniche, sulle quali non possono che esprimersi i tecnici, la mancanza generale di informazione e consapevolezza su un tema cosi’ critico per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese e’ allarmante.
Sappiamo che ci sono diverse soluzioni (ce le riepiloga Quintarelli): quali pro e quali contro ci sono per ciascuna ? chi ce lo spiega in linguaggio comprensibile ?
In Italia, sembra che il dibattito (ma forse la parola e’ eccessiva) sia stato avviato da Telecom Italia, nella persona dell’AD Ruggiero, in un momento non facile per l’azienda, fortemente indebitata (intorno ai 40 miliardi Euro nel 2006) e prossima a importanti cambiamenti dell’assetto societario, e quindi in odore di conflitto di interesse. Sara’ per questo che e’ rimasto confinato a circoli ristretti, e quindi scarsamente ripreso dai giornali ?
In UK, invece, Ofcom, l’Authority britannica delle comunicazioni, su questo tema ha appena avviato una consultazione pubblica, che avra’ una durata di due mesi, con la quale il regolatore chiede all’industria TLC e a tutti i soggetti interessati quali obiettivi si prefiggano e cosa si aspettino dalla Next Generation Network.
In Unione Europea assistiamo ad un balletto di dichiarazioni di Commissari(e) e di grandi lobby “incombenti” (come e’ naturale che sia). Un paese (come l’Italia) che non avesse idee chiare e forza negoziale, finirebbe inevitabilmente per giocare un “ruolo di provincia”, cioe’ ne seguirebbe una amplificazione del gap economico e sociale.
Vorrei ricordare a chi fosse sfuggito, che nell’aprile di quest’anno una cordata italo-spagnola composta da Mediobanca, Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, Benetton e Telefónica (al 43%) ha lanciato un’offerta per rilevare la quota di Pirelli in Olimpia creando una nuova società, denominata Telco, che avrà il controllo di Telecom Italia (col 23% circa). L’operazione e’ in attesa dell’autorita’ brasiliana (Anatel) che deve dare l’OK definitivo al contratto di cessione Pirelli-Olimpia-Telefonica. (via SAVE THE INTERNET !
SALVIAMO INTERNET !)



